Poi, indotti a credere in vaghe chimere, affoghiamo nel vortice della soggettività, dove realtà e sogno si confondono.
Le onde del mare gelide si riversano sui miei piedi, svegliandomi
bruscamente dal mio incubo, mi guardo attorno, davanti un mare sconfinato e
rosso a causa del sole che pian piano sorge calmo. Dietro di me una piccola
palma colma di noci di cocco che emanano un profumo dolce e un po’ acidulo. Il
mare cambia a seconda delle mie emozioni; mi chiedo come sono finito in questa
piccola spiaggia, guardando i miei vestiti logori, inzuppati e ristretti a causa
del sale deduco mestamente che sono naufragato.
Mi chiedo come posso tornare a casa e la
tristezza incomincia ad affogarmi; fortunatamente la serenità dell’alba e il
dolce profumo delle onde mi cullano e mi rasserenano.
Il mare può essere crudele perché a volte non
conosce pietà, ma anche gentile perché ti offre la possibilità di tornare a
casa portando a riva strumenti e oggetti a me utili. Mi impegno a scrutare il
mare ma è impossibile perché il sole si riflette accecandomi, fortunatamente il
mare porta a riva una cassa di provviste, la apro, e vedo che è stracolma di
cibi; mi ritorna la speranza, incomincio a mangiare tra il rumore delle onde
che si infrangono sugli scogli e i versi
dei gabbiani; ma quel pane ha un sapore nauseante, lasciandomi un gusto
amaro e salato.
Perdo la speranza, il mare si fa schiumoso e in tempesta, sono stanco e la paura mi assale, mi sento
male per colpa di tutte quelle emozioni che provo in una sola volta.
Così
svengo, il buio mi ricopre, mi sento tagliato fuori da mondo, isolato, solo.
Un alunno di II B
Un alunno di II B

Non sei solo …. Sono naufragata sull’isola con te nel vortice delle tue emozioni.
RispondiElimina